La storia

La storia dell'enoteca

Ieri… era il 1924 quando il Sig. Olindo Faccioli decise di aprire una mescita di vini sotto la Torre degli Asinelli. Non era un vero e proprio negozio perché si trattava principalmente di un corridoio lungo e stretto da cui si entrava da una parte e si usciva dall’altra, sulla Piazza di Porta Ravegnana.
Ci si andava per bere del buon vino, la cui scelta spesso ricadeva solo tra un Bianco ed un Rosso, ma rigorosamente di qualità. Se poi arrivava la fame, si doveva entrare nuovamente dalla porta principale e rifare la fila.
Dopo dieci anni, nel 1934, l’ allora podestà di Bologna decise lo sgombero del locale; il sig. Olindo non aveva molta scelta e si trovò nell’ imbarazzo di dover stabilire dove trasferire la mescita.
Via Rizzoli, nonostante l’importanza già allora della via, non gli piaceva… decise quindi per Via Altabella, una via tranquilla, appartata ma vicina alla vecchia sede,  dove c’era quella torre che era Dritta, Alta e Bella, e che per queste ragioni in seguito diede il nome alla strada.

Erano tempi difficili… il Sig. Olindo di giorno lavorava nel locale, e di notte ci dormiva dentro, nel retrobottega, onde evitare spiacevoli sorprese mattutine.
Erano però anche i tempi in cui le osterie rappresentavano il centro nevralgico della vita sociale di Bologna. Era lì infatti che le persone andavano per chiacchierare, bere un buon bicchiere di vino o farsi una partita a carte. Erano i tempi in cui gli avventori erano solo uomini, perché in quegli anni le donne che frequentavano le osterie erano considerate poco per bene dall’opinione pubblica.
Poi, molti anni dopo, arrivarono il figlio Fiorenzo e la moglie Marina, che con piglio deciso e tenace, portarono avanti la tradizione del Sig. Olindo, arricchendo l’ offerta con piatti della tradizione bolognese sempre perfetti e gustosi.
Successivamente subentrò Carlo, esperto sommelier, che nel solco tracciato dai genitori, ha mantenuto la tradizione del locale, conservando inoltre gli arredi in stile Liberty, tavoli rotondi in legno massiccio, panche e sedie Thonet, scaffali in legno pieni di bottiglie pregiate, e soprattutto un bancone con lo stesso pianale in marmo veronese che il nonno dovette sostituire a quello di stagno, materiale allora pregiato, destinato a produrre fucili e cannoni che dovevano difendere la Patria dall’invasore.